2018 Mostra fotografica “Street Photography”

STREET PHOTOGRAPHY

Qualche anno fa abbiamo deciso che anche noi del corso di fotografia digitale dell’Unitre di Mestre avremmo potuto cimentarci in questo genere di fotografia che tanto interesse, e fortune, ha creato in passato e che in questi ultimissimi anni ha avuto un notevolissimo risveglio.

Forse l’evento che in assoluto ha portato la street alle grandi masse è stata la totale scoperta, postumadella fotografa Vivian Maier che, con le sue fotografie, ha decisamente spiazzato il mondo storico e critico. Nel giro di pochissimo tempo le mostre organizzate sono state moltissime e, ogni volta, è stato grande successo di pubblico con affluenze record.

Ma cos’è la street photography? banalizzando uno dice: “E’ la fotografia che si fa per strada”. E già qui si potrebbe puntualizzare sull’uso della preposizione “per”; a me, ad esempio, piace più pensare che sia “di strada” ma subito dopo aggiungo un: non obbligatoriamente deve essere ancora così.

Se faccio dei ritratti alla gente, per strada, che mi passa davanti all’obiettivo, questi sono da ascrivere alla categoria ritratti o alla street in virtù del luogo dove sono stati realizzati?

E qui vengono in mente i grandi della street, da Henri Cartier-Bresson che cercava l’attimo in ogni inquadratura; a William Klein, il suo opposto, che quell’attimo lo cercava in una storia che poteva continuare oltre il perimetro della fotografia stessa. Il suo mosso, i suoi primi piani dilatati dal grandangolare, nulla avevano in comune con la fotografia di Cartier-Bresson dove la ricchezza del dettaglio, l’attenta messa a fuoco del soggetto cercata per sfocare leggermente il resto sono la struttura stessa dell’immagine; e poi quel grande controllo della gamma tonale dei grigi, funzionale alla lettura complessiva dello scatto, concordava assieme alle altre dette prima, gli elementi utili per capire il racconto “dell’attimo” definito  all’interno del perimetro fisico dell’inquadratura. E ancora. Sarà da catalogare come street photography il ritratto fatto allo scultore Giacometti con l’impermeabile sulla testa mentre attraversa una strada parigina sotto la pioggia battente? Contrariamente, quelli fatti a Matisse (messo in secondo piano e leggermente sfocato in favore delle bianche colombe sul davanti) o all’intenso Samuel Beckett con la libreria sullo sfondo non lo sono street perchè fotografati all’interno delle loro abitazioni?

Altra convinzione comune è quella che la street per essere tale deve rappresentare soggetti sconosciuti trovati per strada; e allora ecco che si fotografano barboni, emarginati in situazione di disagio, diversi (ma diversi da chi?). Così se passa la signora un po’ in eccesso di peso con la stravagante minigonna a fiori sgargianti e i calzini bianchi che comprimono le generose caviglie vuoi non fotografarla? Ma meriterà uno scatto anche quel signore dall’età indefinibile tanto quanto la sua taglia di jeans che non riescono a contenere il pronunciato addome e che sta fumando il sigaro alla Fidel: e così vai con il clic. A questo punto potremmo essere portati a pensare che se il “fenomeno da baraccone” è in strada e io lo fotografo realizzo una fotografia di street! Per fortuna non è così. La street non deve rappresentare per forza uno sconosciuto i cui tratti sono esagerati fisionomicamente, nell’atteggiamento o nell’abbigliamento che si fotografa di rapina. Queste sì sono fotografie fatte per strada. E potevano anche non essere scattate!  

Non a caso, quando decidemmo di affrontare questo tema, chiesi ai corsisti una cosa: “Vi prego di non fotografare poveri che chiedono l’elemosina, atleti infangati, mamme con bambini in difficoltà o soggetti che strappano la nostra pietas perché ritenuti soggetti fotogenici, da street appunto”.

Tutto questo per dire che la street photography è difficile da definire perché può comprende praticamente qualsiasi soggetto, in qualsiasi situazione: da ciò, dire che la street non deve essere per forza fatta per strada e, sempre per forza, di sconosciuti è una constatazione oggettiva tanto quanto capire che non dovranno essere solamente le persone i soggetti dello scatto (anche se solitamente è così). Posso realizzare un’immagine street anche fotografando una particolare situazione di luce e ombra che gioca con l’architettura della città; ma anche, che ne so, una bandiera che sventola perché colpita dalle raffiche di vento e nel suo fluire occasionale va ad appiattirsi sul vetro di una finestra. Questo clic racconterà quel momento e sarà un clic irripetibile. E che dire dei riflessi che si creano nelle moderne città dove i vetri delle finestre ci rimandano un’altra città tutta distorta che esiste solo nella nostra fantasia? Esempi che ci confermano come si può generare street anche senza la presenza dell’uomo. Ecco allora che bisognerà sostituire l’idea della strada come unico luogo dell’azione fotografica con l’idea più larga, generica, di luogo pubblico. Per fare street abbiamo bisogno che si materializzi un “evento”, un’occasione e che nella sua fugace e irripetibile manifestazione ci “chieda” di essere immortalata.

Questo genere non ha bisogno di soggetti definiti tipici, anzi, perché quello che dobbiamo capire è che la street è decisamente più vicina a ciò che definiamo “stile fotografico”, ovvero l’atteggiamento del fotografo nei confronti del suo intorno. Pensiamo alla già citata Maier che si faceva autoritratti sfruttando i riflessi delle vetrine oppure quando fotografava le scarpe dei passanti o a Erwitt che, sempre per strada, ritraeva i cani portandosi alla loro altezza tanto da includere solo le scarpe e le calze del padrone.

Attenti sì all’uomo e alle cose che l’uomo produce quando è in una situazione più o meno pubblica ma non tralasciare affatto le altre cose, gli oggetti, gli eventi naturali, l’occasione unica e irripetibile che si palesa davanti a noi in presenza di figura umana sia che questa sia assente. Ebbene fare clic in quel momento porterà l’attimo irripetibile alla concretezza del “ritratto dell’istante” e noi, che quel clic l’abbiamo realizzato, diventeremo street photographers.

Noi ci abbiamo provato e questi in mostra sono i nostri amatoriali risultati.

Se ci lascerete una critica, anche negativa, sappiate che la leggeremo e ne faremo tesoro.

Sandro Galante

Corso di fotografia digitale e post produzione

UNITRE di Mestre-Venezia

20 Aprile 2021

UNIVERISTÀ TERZA ETA MESTRE APS

Cultura, socialità, condivisione

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